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Il lavoro nella legislazione italiana

In riferimento al vecchio codice civile italiano del 1865, sulle orme della tradizione giuridica romana, si usava definire con l’espressione locatio il lavoro come locazione di opere accanto alla locazione delle cose. La locatio operis aveva ad oggetto uno specifico risultato e si distingueva dalla locatio operarum riguardante un’attività lavorativa avulsa dal rischio del risultato. In tal modo si distingueva tra lavoro autonomo comprendendo le professioni intellettuali e il lavoro subordinato. Nel caso di lavoro autonomo e libera professione l’altra parte è il cliente. Nel lavoro autonomo il contratto d’opera non si svolge alle dirette dipendenze dell’imprenditore. Differenziato dal lavoro subordinato, come si è accennato, era distinto con l’espressione locatio operis. Il rapporto è regolato da accordi di fornitura di beni o servizi. Alla fine, in mancanza di una definizione omnicomprensiva di subordinazione, la dottrina ha fatto riferimento alla giurisprudenza che ha elaborato vecchi e nuovi concetti pervenendo alla distinzione, non solo generale e astratta, tra lavoro dipendente e autonomo ma alla loro qualificazione riguardo al concreto atteggiarsi del rapporto di lavoro. Quale che sia la controparte il rapporto di lavoro deve rispondere alle norme più alte e generali del Diritto privato, in particolare il Diritto commerciale e il Diritto del lavoro. Nel rapporto di lavoro subordinato una forte valenza assume il diritto sindacale. Si comprendono gli elevati risvolti pubblici del lavoro con ricadute sociali anche sul piano delle tutele giuridiche e sindacali.

La Costituzione repubblicana

Il lavoro è il pilastro fondamentale su cui si basano le nazioni e le società. In Italia la Carta fondamentale tutela una serie di diritti dei lavoratori garantendo in particolare quelli delle fasce più deboli come le donne, infatti l’articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana recita: “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”.

Il legislatore nell’enucleare l’articolo dunque ha voluto dar grande risalto al concetto di lavoro quale elemento fondante dello Stato. Altre importanti disposizioni costituzionali sono:

  • L’art. 4 sancisce che ” La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.
  • L’art. 31 La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.
  • L’art. 35 tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni curandone anche la formazione e l’elevazione professionale.
  • L’art. 36 sancisce il diritto del lavoratore ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
  • L’art. 37 estende alla donna gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Il codice civile all’art. 2110 tutela anche il periodo di gravidanza e di puerperio.
  • L’art. 38 tutela l’assistenza sociale e le forme di previdenza.
  • Il diritto di sciopero è garantito dall’art. 40 ed è regolato dalle leggi.
  • L’art. 41 è un crocevia nel quale si incontrano le esigenze del capitale e la sicurezza nel lavoro: l’iniziativa economica privata è libera, ma non può recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana. L’art. 2087 del codice civile stabiliva già l’obbligo di sicurezza del datore di lavoro[6].
  • L’art. 46 prevede, ai fini dell’elevazione economica e sociale del lavoro, il diritto dei lavoratori a collaborare alla gestione delle aziende secondo quanto stabilito dalle leggi.
  • La Costituzione demanda inoltre la possibilità ai sindacati dei lavoratori di stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce. (Art. 39)

La disciplina generale del lavoro oggi

La disciplina fondamentale del lavoro è contenuta nel codice civile italiano, ad esempio ai sensi dell’art. 2094 c.c. è prestatore del lavoro subordinato chi si obbliga dietro retribuzione a prestare nell’impresa il proprio lavoro che può essere intellettuale o manuale. In altre parole nel lavoro subordinato è presente una soggezione del lavoratore alle decisioni e agli ordini del datore di lavoro. Tuttavia la nozione codicistica non basta da sola a qualificare e circoscrivere il rapporto subordinato nel suo concreto atteggiarsi. In dottrina si fa rilevare l’allargamento dell’area riconosciuta come subordinata da parte della giurisprudenza come fenomeno socio-economico.

Altre norme importanti sono:

  • La legge n. 604 del 15 luglio 1966 sulla disciplina dei licenziamenti individuali la cui validità è subordinata all’esistenza di una giusta causa o di un giustificato motivo.
  • Con una normativa organica è entrato in vigore il cosiddetto Statuto dei lavoratori con la legge n. 300 del 1970.
  • Legge n.1204 del 30 dicembre 1971[8] sancisce la “Tutela delle lavoratrici madri”
  • La legge n. 533 dell’11 agosto 1973 ha introdotto la disciplina delle controversie individuali in materia di lavoro e di previdenza e assistenza obbligatoria. La procedura per rivendicare davanti all’autorità giudiziaria il riconoscimento di un diritto è stata costruita con il rito del lavoro e il Giudice specializzato del lavoro[9].
  • La legge n. 125 del 10 aprile 1991 stabilisce le “azioni positive per la realizzazione della parità uomo-donna nel lavoro”.(art.1,co.1)[10]

I lavori atipici

Con l’entrata in vigore della cosiddetta legge Biagi sono stati disciplinati i lavori atipici e la flessibilità nel lavoro. In realtà la legge è impropriamente così definita in quanto si tratta solo di una legge delega al governo, il D. Lgs. n. 276 del 2003.

In particolare nelle forme di flessibilità introdotte dalla nuova normativa trovano applicazione:

  • il part time (artt. 46 e 85 comma 2 del decreto n. 276)
  • la somministrazione di lavoro (artt. 20-28)
  • il lavoro intermittente (artt. 33-40)
  • il lavoro ripartito (artt. 41-45)
  • il contratto di inserimento
  • il contratto a progetto (art. 69) forma particolare della Collaborazione coordinata e continuativa
  • Il lavoro accessorio

Agenzie per il lavoro

Le nuove agenzie svolgono attività di somministrazione di lavoro, intermediazione, ricerca e selezione del personale, formazione e attività di supporto alla ricollocazione professionale. Tutte le attività sopra indicate devono essere svolte nell’ambito di un sistema coordinato, attraverso il collegamento con la Borsa continua nazionale del lavoro, quale strumento telematico di collegamento e raccordo tra pubblico e privato al fine del collocamento dei lavoratori – completamente liberalizzato con la soppressione dei vecchi uffici di collocamento e delle relative liste di collocamento – al fine di garantire un mercato del lavoro aperto e concorrenziale. Le agenzie di lavoro devono ottenere l’autorizzazione del ministero del lavoro e quelle autorizzate sono iscritte allo specifico albo. Le Regioni, cui sono conferite dalla riforma Bassanini buona parte delle funzioni in materia di collocamento dei lavoratori, possono accreditare le Agenzie per il lavoro, ma solo a livello regionale. Le agenzie autorizzate o accreditate devono essere iscritte in un apposito albo unico delle agenzie per il lavoro, istituito presso il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, attualmente articolato in 5 sezioni:

  • agenzie di somministrazione di lavoro abilitate allo svolgimento di tutte le attività di cui all’articolo 20 del decreto;
  • agenzie di somministrazione di lavoro a tempo indeterminato abilitate a svolgere esclusivamente una delle attività specifiche;
  • agenzie di intermediazione;
  • agenzie di ricerca e selezione del personale;
  • agenzie di supporto alla ricollocazione professionale.

La funzione dell’Agenzia, della prima categoria, è quello di fornire o meglio somministrare del lavoro: in sostanza essa invia un proprio lavoratore presso un soggetto terzo (utilizzatore – ente o impresa) a svolgere un’attività lavorativa sotto la direzione e il controllo dell’utilizzatore. Con l’entrata in vigore della legge n. 247/2007, che ha modificato il D.Lgs. n. 276/2003 abolendo la somministrazione a tempo indeterminato, le agenzie possono fornire unicamente impieghi regolati da contratti a tempo determinato: ciò significa che qualsiasi lavoro può durare al massimo 12 mesi (limite estensibile con un massimo di quattro proroghe, della durata di 6 mesi ciascuna). Trascorso questo periodo, il lavoratore è obbligato a lasciare l’azienda, né quest’ultima può offrire di propria iniziativa alcun prolungamento del contratto, in quanto l’agenzia del lavoro resta titolare del “cartellino” del lavoratore.

Centri per l’impiego

I Centri per l’impiego (Cpi) sono strutture pubbliche coordinate dalle Regioni che favoriscono sul territorio l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e attuano iniziative e interventi di politiche attive del lavoro.

Le attività dei Centri per l’impiego sono rivolte ai cittadini disoccupati, ai lavoratori beneficiari di strumenti di sostegno al reddito in costanza di rapporto di lavoro e a rischio disoccupazione, nonché ai lavoratori occupati in cerca di nuova occupazione. I Cpi svolgono anche attività amministrative, come l’iscrizione alle liste di mobilità e agli elenchi e graduatorie delle categorie protette, la registrazione delle assunzioni, le trasformazioni e cessazioni dei rapporti di lavoro, il rilascio del certificato di disoccupazione. I cittadini italiani, comunitari e stranieri regolarmente soggiornanti in Italia in cerca di occupazione possono dichiarare la loro immediata disponibilità al lavoro oltre che sul portale Anpal, anche presso i Centri per l’impiego.

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