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Per una analisi più dettagliata delle buone prassi per l’accoglienza dei migranti,  queste sono state suddivise in sei aree, per ciascuna delle quali si riportano esempi significativi: modalità e organizzazione dell’accoglienza, formazione linguistica e educazione alla cittadinanza, formazione e inserimento lavorativo, informazione e orientamento ai servizi, organizzazione di eventi ludico-ricreativi e sportivi, tutela delle categorie vulnerabili. È evidente come costituiscano ciascuna una declinazione specifica del sistema di accoglienza e integrazione che l’Italia, grazie a tutti gli attori istituzionali e non, sta progressivamente costruendo.

Modalità e organizzazione dell’accoglienza

L’impegno continuo delle Prefetture per assicurare una gestione condivisa e una distribuzione il più possibile equilibrata dei migranti, si è sostanziato in una intensa attività di collaborazione e progettazione congiunta degli interventi e delle modalità di realizzazione. La necessità di reperire nuovi posti di accoglienza ha condotto, a Lecco, all’approvazione di un accordo per la realizzazione di un sistema integrato di accoglienza coordinata e diffusa con la quasi totalità dei Sindaci (sotto la guida del Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci e tramite la struttura operativa della Comunità Montana Valsassina). I principali obiettivi sono quelli di riprogettare il sistema di accoglienza secondo criteri di opportunità e razionalità, distribuire in maniera più equilibrata le presenze, definire il percorso di uscita dei migranti dalle strutture, rendere accessibili i servizi già presenti sul territorio, integrare il lavoro dei centri SPRAR con quello dei CAS. Iniziative di promozione di un sistema di accoglienza diffusa sono state segnalate anche dalla Prefettura di Asti, dove un solo ente gestore (Coop. Basso Monferrato Astigiano) è espressione di 68 comuni della provincia, e da quella di Potenza attraverso la sottoscrizione di un accordo con la Prefettura di Matera, la Regione Basilicata e varie amministrazioni comunali (recepito nel bando di gara per accoglienza 2016). Nel comune di Potenza il sistema di accoglienza diffuso è stato sperimentato con la sistemazione dei richiedenti asilo fin dal loro arrivo in appartamenti dislocati in quartieri cittadini. A Roma, è stata attuata l’equa distribuzione sul territorio dei centri di prima accoglienza attraverso la divisione in lotti nei bandi di gara per evitare il sovraffollamento nei singoli municipi ed è stato predisposto un regolamento unico al fine di assicurare regole chiare e omogenee per gli ospiti di tutti i centri (in particolare per la revoca delle misure di accoglienza). 31 Presso la Prefettura di Bologna è stato istituto un tavolo (Coordinamento Interistituzionale Accoglienza Protezioni Internazionali) per il governo integrato e coordinato del sistema di prima accoglienza presso l’hub regionale Centro Mattei e di seconda accoglienza presso i progetti SPRAR e CAS a cui partecipano Prefettura, Questura, Gabinetto Regionale della Polizia Scientifica, Comune di Bologna e Azienda Sanitaria Provinciale Città di Bologna. È prevista inoltre la stipula di protocollo d’intesa per definire ruoli e competenze dei diversi soggetti istituzionali nella gestione dell’accoglienza presso tutte le strutture (Hub regionale, SPRAR, CAS, Hub minori stranieri non accompagnati).

La formazione linguistica e l’educazione alla cittadinanza

Le iniziative di successo relative alla formazione linguistica che sono state segnalate mirano da un lato a migliorare l’offerta, l’erogazione e la fruizione dei servizi presenti, dall’altro a utilizzare metodologie innovative o più efficaci di insegnamento. Rientrano nel primo caso l’attivazione promossa dalla Prefettura di Pescara del “Tavolo Scuola” presso il Consiglio Territoriale dell’Immigrazione a cui partecipano tutti gli enti gestori dei CAS e i rappresentanti del CPIA per organizzare il percorso di apprendimento linguistico, formazione civica e, a seguito dei risultati positivi, anche formazione professionale; il progetto FEI (Azione 1) “I saperi delle donne”, proposto dalla Scuola Italiana per Stranieri del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Palermo (ItaStra) e finalizzato alla formazione linguistica e all’educazione civica, nell’ambito del quale sono state realizzate varie attività per le donne migranti, in particolare corsi di lingua, servizio di baby sitting, laboratorio di taglio e cucito, sostegno alla maternità, sostegno alla vendita di prodotti sartoriali. Da menzionare, infine, anche l’esperienza di “Scuolemigranti”, una rete composta da un migliaio di volontari che nel Lazio insegnano la lingua italiana a 11 mila stranieri l’anno (adulti e minori), di cui fa parte anche l’associazione “Più culture” che nel II Municipio di Roma assiste oltre 160 stranieri nell’apprendimento e che ha organizzato una mostra fotografica al Goethe Institut di Roma per raccontare l’esperienza dei migranti che vivono in questa parte della città.

La formazione e l’inserimento lavorativo

L’integrazione dei migranti nel mercato del lavoro, prerequisito essenziale per il compimento del progetto di autonomia e lo “sganciamento” dai sistemi di welfare, nonché strumento di autorealizzazione ed arricchimento personale, costituisce un duro banco di prova per l’intero sistema di accoglienza italiano, soprattutto tenendo conto del quadro economico recessivo degli ultimi anni. La posizione di debolezza sul mercato del lavoro di molti lavoratori stranieri, riconducibile a un insieme di fattori che riguardano sia la struttura del mercato italiano sia le caratteristiche dei soggetti (segmentazione, specializzazione su base etnica, presenza diffusa di economie informali e lavoro nero, scarsa mobilità professionale, segregazione occupazionale, confinamento nei lavori più dequalificati, gravosi e precari, ecc.) risulta sicuramente amplificata nel caso dei rifugiati e richiedenti asilo, che in genere non possono usufruire di una rete familiare o amicale di sostegno, non hanno un progetto lavorativo definito e devono affrontare anche le conseguenze dei traumi subiti. 36 Da qui l’implementazione di politiche attive di inserimento lavorativo dedicate ai titolari di protezione internazionale, che costituiscono uno dei principi cardine del sistema di seconda accoglienza SPRAR ma che, sono sempre più parte della programmazione delle altre strutture di accoglienza. Lo scopo è quello di accompagnare l’uscita dei beneficiari dal sistema di accoglienza, favorendo il turn over, e di prevenire fenomeni di sfruttamento lavorativo ed esclusione sociale. Una delle principali misure attive di inserimento lavorativo è l’investimento sulla formazione, a partire dalle competenze, aspettative e capacità professionali della singola persona, nonché dalle opportunità offerte dal contesto locale. La formazione professionale riveste infatti un ruolo chiave per i richiedenti/titolari di protezione internazionale poiché mira da un lato al miglioramento delle competenze linguistiche, dall’altro alla qualificazione, riqualificazione, aggiornamento e specializzazione, cercando di valorizzare, compatibilmente con le esigenze del mercato locale, le esperienze pregresse del lavoratore. Le Prefetture hanno segnalato l’attivazione di diversi corsi professionali, orientati per lo più all’acquisizione di competenze “pratiche” più facilmente spendibili. A La Spezia la Croce Rossa Italiana ha organizzato e finanziato, in collaborazione con un’agenzia formativa, un corso di formazione per addetti alla pulizia, a cui hanno partecipato dieci beneficiari. La Prefettura di Ferrara menziona l’inserimento di alcuni beneficiari in corsi di formazione di logistica, agricoltura, meccanica, falegnameria, tirocini meccanici (ed. I e 2), operatore bacini vallivi, operatore del verde, operatore ferro battuto e saldatura, finanziati con fondi FSE dalla Regione Emilia Romagna e realizzati dagli enti di formazione Città del Ragazzo, Cesta e Ecipar. E ancora, a Lucca è stato organizzato con il contributo della Fondazione Banca del Monte di Lucca un corso di formazione rivolto a richiedenti asilo per la pulizia di giardini pubblici, che prevede 5 moduli per 40 ore presso l’istituto superiore Enrico Fermi.

L’informazione, orientamento e la facilitazione all’accesso ai servizi

La conoscenza dei servizi erogati sul territorio (servizi sanitari, registri anagrafici, sistema scolastico per i minori e corsi di istruzione per gli adulti, ma anche circuiti bancari e postali, centri commerciali, luoghi di interesse culturale, ecc.) rappresenta l’anello strategico per la riacquisizione dell’autonomia. A partire dunque dall’esigenza di informare, orientare e accompagnare i migranti, molte Prefetture si sono concentrate sul potenziamento dei servizi esistenti o sulla creazione di nuovi strumenti, perlopiù con l’ausilio del Fondo FEI e ora del FAMI (Azione di Capacity Building). Interventi analoghi di introduzione del servizio di mediazione interculturale, formazione e aggiornamento del personale degli Sportelli Unici Immigrazione, potenziamento dei servizi di orientamento e consulenza per le procedure amministrative, nonché produzione di materiali informativi di diversa natura (opuscoli, guide a fumetti, agende elettroniche, guide ai servizi in lingua, mappe interattive, piattaforme dedicate, ecc.) sono stati realizzati anche dalle Prefetture di Cuneo (progetto “Punti in rete: un sistema efficace ed efficiente per il rispetto degli adempimenti ed un inserimento di successo”), Lecce (“Mediazione e Informazione” e “Accordo e Integrazione”), Livorno (introduzione di punti informativi e piattaforma informatica accessibile da remoto), Massa Carrara (“La mediazione un ponte per l’integrazione” e “Accogliere per integrare”), Torino (“Lo Stato per i nuovi cittadini 3”), Parma (“Amici dello S.P.I.”) e Verona. Inoltre, nella provincia di Crotone è stata sviluppata una campagna informativa ad ampio raggio all’interno del Consiglio Territoriale per l’Immigrazione a beneficio dei richiedenti asilo e di chi rinnova il permesso di protezione internazionale. La campagna informativa, realizzata in più lingue con domande e risposte chiare e concise, si accompagna ad una strategia di valorizzazione dell’associazionismo tra i migranti. Oltre a tali progetti che riguardano direttamente le Prefetture, si segnala anche la micro iniziativa intrapresa a Ferrara dall’ente gestore cooperativa Camelot che ha stipulato accordi con le farmacie del territorio per la gestione in autonomia dell’acquisto dei medicinali (previa richiesta medica rispetto alle esigenze individuali).

Il coinvolgimento in attività socio-culturali

L’inclusione sociale, intesa nel senso più ampio del termine, comporta necessariamente, accanto alle attività di orientamento e accompagnamento ai servizi già descritte, l’investimento in azioni educative di tipo socioculturale, in collaborazione con le realtà territoriali impegnate in tali ambiti, per favorire la conoscenza reciproca e sviluppare il senso di appartenenza alla comunità. Questo tipo di azioni consente di valorizzare le capacità espressive e le abilità dei beneficiari, creare occasioni di socialità, partecipare alla vita comunitaria e condividere i valori, promuovere lo scambio e il dialogo interculturale all’interno e all’esterno del progetto di accoglienza, prevenire conflitti e senso di esclusione sociale. Le attività segnalate spaziano dai laboratori di arte-terapia e musicoterapia con finalità terapeutiche, al coinvolgimento in feste o eventi locali, dalle gare sportive alle giornate di volontariato, dagli incontri nelle scuole alle manifestazioni gastronomiche con la preparazione di piatti tipici. Alcune prevedono la partecipazione attiva dei migranti all’intera fase organizzativa, altre promuovono l’adesione di più enti territoriali e il confronto diretto con la popolazione residente. Nello specifico, gli ospiti del centro di accoglienza “Villa Quaglina” di Asti sono stati coinvolti in qualità di attori nella realizzazione del film “Vangelo” del regista Pippo Delbono, girato quasi per intero nello stesso centro. Il film è stato presentato alla Rassegna Cinematografica di Venezia 2016 nella sezione “Giornate degli autori” e ha riscosso un rilevante apprezzamento dalla critica e dalla stampa nazionale. Presso il CAS di Lecce gestito dalla Fondazione Emmanuel, quattro ospiti hanno partecipato alla realizzazione di un cortometraggio dal titolo “Babbo Natale”, con la regia di Alessandro Valenti e prodotto dalla “Saietta Film”, che è risultato vincitore della sezione MigrArti alla 73ª Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. In particolare, il backstage è stato curato da un fotografo nigeriano richiedente asilo, mentre gli altri tre ospiti hanno lavorato come tecnici per la realizzazione e l’allestimento del set di lavorazione. Nella provincia di Latina è stato realizzato un cortometraggio documentaristico dal titolo “AgroSpeziato” sulla comunità sikh dell’Agro Pontino con il comune di Sabaudia e la coop. Karibu. Il documentario si propone di esplorare il vivere quotidiano, le aspirazioni, la percezione di sé della comunità degli indiani punjabi sikh, nonché le interazioni con la comunità locale, sullo scenario del Parco del Circeo e dell’architettura razionalista di Sabaudia.

Le categorie vulnerabili

Le categorie vulnerabili, nell’ambito della più vasta categoria dei migranti, godono di una tutela rafforzata. La Prefettura di Grosseto ha svolto un’azione di coordinamento con la locale Questura e l’autorità d’ambito di erogazione dei servizi socio-sanitari (Coeso – Distretto dell’area grossetana) per la governance dell’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, culminata nell’elaborazione di un vademecum tecnico-operativo (in particolare per la determinazione dell’età nei casi dubbi). A Palermo sono stati avviati accordi tra l’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico di Palermo e il centro PENCH (Antropologia e Psicologia Clinica) per l’assistenza dei migranti con disagio psichico accolti nei CAS.

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