Info centres for migrants, NGO, Governmental organizations | Informazioni su: centri per migranti, ONG, organizzazioni governative

Quali sono i tuoi diritti fondamentali come migrante e richiedente asilo in Italia e in Europa? Dal momento in cui arrivi in Italia e in Europa, hai dei diritti fondamentali che sono sanciti da leggi internazionali, europee e italiane. Tra questi diritti ti segnaliamo i seguenti:

  • hai diritto a non essere rimandato in uno Stato dove puoi essere oggetto di persecuzione e discriminazioni per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali (secondo la “Convenzione di Ginevra”);
  • hai diritto in ogni caso a rimanere in Italia (e quindi a non essere espulso) se fai parte delle “categorie vulnerabili” (minorenni, donne in stato di gravidanza, persone con disabilità, vittime di gravi violenze psicologiche, fisiche o sessuali, vittime di tratta, o se sei genitore di un bimbo con meno di sei mesi di età);
  • hai diritto all’assistenza medica di base e allo screening sanitario completo e gratuito;
  • le donne, i minorenni e chi ha problemi fisici e/o psichici ha diritto ad un’assistenza specifica e gratuita;
  • nei centri di accoglienza hai diritto ad avere cibo e acqua almeno tre volte al giorno e ad essere alloggiato in strutture non sovraffollate e dotate di tutti i principali servizi;
  • hai diritto a ricevere nella tua lingua di origine o in una lingua che comprendi le informazioni principali sulle procedure per chiedere asilo, sui tuoi diritti e sul luogo in cui ti trovi, il tempo di permanenza nella struttura di accoglienza in cui stai ed i mezzi di trasporto nella zona in cui vivi;
  • hai diritto a poter comprendere quanto scritto in tutti i documenti che ti verranno consegnati e a rifiutarti di firmare se il documento non è scritto o non ti viene letto in una lingua che conosci; – hai diritto ad avere copia scritta di tutti i documenti che ti vengono consegnati;
  • hai diritto a poter contattare, tramite telefono o internet, i tuoi familiari e amici, sia nel tuo paese di origine che in Italia ed Europa, ed a parlare con mediatori linguistico-culturali ai quali spiegare la tua situazione e chiedere le informazioni di cui hai bisogno;
  • hai diritto, se necessario, a chiedere il supporto di un avvocato;
  • hai diritto alla tua libertà personale e a non subire violenze fisiche e/o verbali da parte delle forze dell’ordine e/o di altre persone; – hai il diritto all’integrità familiare, cioè a poter restare sempre insieme ai tuoi parenti più vicini (padre, madre, fratello, sorella, marito, moglie, figli); – se sei una donna o una coppia con figli hai il diritto ad essere subito accolto in strutture specifiche dove puoi ricevere il supporto e i servizi necessari;
  • se sei un minore non accompagnato hai diritto ad alloggiare in un luogo sicuro e ad avere un tutore; – hai diritto ad avere tutela legale con il “gratuito patrocinio” (cioè senza spese a tuo carico).

Asilo politico

Secondo le normative italiane ed europee attraverso la richiesta d’asilo è possibile ottenere un permesso di soggiorno. La richiesta di asilo può essere fatta da tutti/e e in qualsiasi momento. Il richiedente protezione internazionale (o richiedente asilo) è una persona che ha presentato la richiesta ed è in attesa della decisione sul riconoscimento dello status di rifugiato o di altra forma di protezione. Secondo la Convenzione di Ginevra del 1951 puoi fare la richiesta di protezione internazionale (asilo politico) se hai subito o hai il timore di subire violenze, persecuzioni, minacce e, in generale, violazioni dei tuoi diritti fondamentali nel tuo Paese di origine per motivi legati ad appartenenza etnica, religione, nazionalità, appartenenza ad un gruppo sociale, opinione politica o se il tuo Paese è coinvolto in un conflitto armato internazionale o in un conflitto armato interno o se in caso di rientro nel tuo Paese rischi di essere condannato, ucciso o torturato o di subire in ogni caso un trattamento inumano o degradante. Tieni presente che la povertà, i problemi economici e la tua volontà di cercare lavoro in Italia non sono da soli validi motivi per chiedere protezione internazionale (asilo politico). Una volta formalizzata la tua richiesta di asilo la legge italiana prevede il rilascio di un “permesso di soggiorno per richiesta di protezione internazionale” della durata di 6 mesi e con questo permesso hai diritto a lavorare dopo 2 mesi di regolare soggiorno in Italia. Ricorda che è un diritto di tutti/e fare domanda di protezione internazionale (asilo politico) e puoi farla con la “manifestazione di volontà” cioè dicendo o scrivendo (in una lingua che conosci) che vuoi chiedere asilo politico. Quando chiedi protezione internazionale devi spiegare in breve perchè sei in pericolo nel tuo Paese.

Agenzia Europea Frontex

Frontex è l’agenzia europea che si occupa del controllo delle frontiere. L’Unione Europea sta aumentando i fondi per questa agenzia e moltissimi membri di Frontex saranno inviati nei prossimi mesi in Italia e in particolare in Sicilia dove saranno aperti gli “hotspot”, nuovi centri dove probabilmente i migranti appena arrivati in Italia saranno divisi tra coloro che potranno chiedere protezione internazionale (asilo politico) e coloro costretti a farlo solo dopo essere stati detenuti o aver ricevuto il “foglio di via” con il rischio per alcuni di loro di essere rimpatriati o costretti a rimanere in Italia senza un regolare permesso di soggiorno. L’obiettivo di Frontex non è tutelare i diritti umani ma pattugliare e sorvegliare i confini europei ed extraeuropei marittimi e terrestri. In base alle nuove indicazioni europee i membri di Frontex saranno sempre più presenti nei luoghi di sbarco dei migranti (soprattutto in Sicilia) e faranno sempre più spesso domande ai migranti appena arrivati per decidere se considerarli “richiedenti asilo” o “migranti economici”; inoltre le interviste che faranno serviranno per capire meglio i movimenti dei migranti in Italia e in Europa allo scopo di aumentare i controlli e la militariazzione dei confini. Frontex non ha come obiettivo principali offrirti supporto e non è una ONG ma una agenzia di polizia. Se parli con Frontex, ricorda che loro comunicheranno quello che tu hai detto alla polizia italiana e/o di altri Paesi europei. Le forze dell’ordine italiane e i membri delle agenzie europee (come Frontex e Europol) potrebbero farti delle domande “trappola” per classificarti come “migrante economico” e non come “richiedente asilo”. Se ad esempio ti chiedono “perchè sei venuto in Italia?” e tu rispondi “per lavorare” potrebbero impedirti di chiedere asilo politico. Inoltre da alcune settimane le autorità italiane ed europee stanno utilizzando nei luoghi di arrivo dei migranti – un formulario nel quale non è scritto chiaramente che una delle possibilità dell’arrivo in Italia è la richiesta di asilo mentre sono scritte in maniera chiara le altre opzioni (come “lavoro” e “ricongiungimento familiare”). Prima di tutto ricordati quindi che hai da subito la possibilità di chiedere asilo politico e ricordati di spiegare e/o scrivere brevemente in una lingua che conosci (o con l’aiuto di un traduttore) i motivi per cui non puoi tornare nel tuo Paese e la tua volontà di chiedere protezione internazionale. Conserva tutti i tuoi documenti personali e ricorda che hai sempre il diritto a comprendere tutti i documenti che ti vengono consegnati, a non firmare documenti che non puoi comprendere e a conservare uan copia di tutti i documenti che ti vengono consegnati.

Richiedenti asilo in arrivo da un “Paese terzo” (un Paese diverso da quello di origine)

Una questione particolare riguarda le persone che chiedono asilo politico perchè fuggono da situazioni di pericolo in un Paese che non è il loro Paese di origine (come Libia o Tunisia). E’ un tuo diritto chiedere protezione internazionale se ci sono gravi motivi di carattere umanitario cioè se hai vissuto o sei provieni da un Paese (diverso dal tuo Paese di origine) dove sia in corso o sia da poco concluso un conflitto interno o internazionale. In questi casi l’ottenimento di una forma di protezione internazionale è però difficile a causa delle leggi restrittive sia italiane che europee nonostante sia l’Unione Europea (Direttiva 2001/55/CE) che l’Italia (articolo 20 del Testo Unico Immigrazione) prevedano la possibilità di rilasciare un permesso di soggiorno temporaneo per motivi umanitari. Purtroppo però queste leggi non vengono quasi mai applicate quindi è probabile che nel momento in cui verrà esaminata la tua richiesta di asilo verrà valutata solamente la situazione nel tuo Paese di origine e non nell’ultimo Paese in cui hai vissuto o in cui sei transitato.

Protezione internazionale

Se vieni fermato dalla polizia e sei appena arrivato, devi chiedere subito quali sono i tuoi diritti e chiedere un interprete, a prescindere da qualsiasi tipo di domanda e intimidazione, e dichiarare (preferibilmente in lingua inglese o francese) le tue generalità (nome/cognome/data/luogo di nascita) e il fatto che vuoi chiedere protezione internazionale (asilo politico). Ricorda che la tua domanda di asilo non può mai essere respinta dalla Questura. Se ti impediscono di fare la domanda di asilo scrivi su un foglio le tue generalità, la data e la città dove di trovi e con caratteri grandi le parole: CHIEDO ASILO e la tua firma, e poi fai una foto a questo foglio e mandalo alle associazioni o ai tuoi contatti. Dopo questa dichiarazione dovrai chiedere di contattare un avvocato ed un mediatore. In ogni caso hai il diritto ad avere un avvocato d’ufficio.

Arrivo in Italia

Cosa succede appena arrivi? Come, quando e dove vieni identificato/a e registrato/a? Appena arrivi in Italia di solito la prima cosa che fanno è identificarti. La normativa dice: “Ogni cittadino straniero o apolide che presenta una domanda di rilascio o di rinnovo di un permesso di soggiorno è sottoposto presso gli uffici della questura a rilievi fotodattiloscopici” cioè ti viene fatta una una foto, vengono registrati i tuoi dati personali (nome e cognome, luogo e data di nascita) e ti vengono prese le impronte digitali. L’identificazione avviene quando un migrante fa la richiesta di asilo, quando viene fermato dalle forze dell’ordine per essere entrato in Italia senza un documento regolare o quando viene soccorso in mare. Questo può succedere appena arrivi – via mare o via terra – oppure durante la tua permanenza in un centro di prima accoglienza. La procedura di registrazione e di identificazione ufficiale e più frequente è quella “completa” che prevede il “fotosegnalamento” (ti fanno una foto del volto), la consegna di un “numero identificativo” e il rilevamento delle impronte digitali (“rilievi dattiloscopici”) di tutte le dita. In base a questa procedura vieni automaticamente inserito nel sistema EURODAC che è la banca dati europea delle impronte digitali per chi chiede asilo politico nell’Unione Europea e che è strettamente legata al “Regolamento Dublino”. In alternativa a questa identificazione “ufficiale” può succedere in alcune situazioni e in alcuni luoghi di arrivo in Italia che ti facciano una prima identificazione “semplice” cioè solo con la foto (“fotosegnalamento”), la consegna di un “numero identificativo” e in alcuni casi del rilievo dell’impronta digitale solo del pollice. ATTENZIONE: le procedure e i momenti in cui avviene l’identificazione possono cambiare a seconda del momento e del luogo in cui ti trovi; quindi non possiamo dirti con certezza come e quando verrai identificato. In qualsiasi caso devi sapere che le procedure di identificazione non possono mai violare i tuoi diritti umani fondamentali quindi le forze di polizia non possono costringerti usando violenza e/o minacce per prenderti le impronte digitali o per svolgere altre procedure di identificazione e non possono privarti della libertà al solo fine di indentificarti. La persona di qualunque nazionalità sottoposta a indagini preliminari poichè accusata di aver commesso un qualsiasi reato deve essere identificata, se ritenuto necessario anche tramite fotosegnalamento o altri accertamenti . Tale identificazione perciò deve essere compiuta anche nel caso in cui la persona sia accusata di aver commesso un reato per il quale non è previsto l’arresto immediato. Nel caso l’identificazione risulti particolarmente complessa il tempo massimo di trattenimento diventa di 24 ore, ma la persona ha diritto di avvisare un familiare o un convivente (anche non familiare). In ogni caso, le forze di polizia devono dare immediata notizia del fermo al Pubblico Ministero e devono di nuovo avvisarlo qualora il trattenimento si protragga dopo le 12 ore. Allo stesso modo, il Pubblico Ministero deve essere avvisato dell’avvenuto rilascio della persona. Non è prevista l’assistenza di un difensore durante la procedura di identificazione, ma la persona ha il diritto di pretendere che la comunicazione al Pubblico Ministero sia effettuata immediatamente, così da essere certo di essere rilasciato al decorrere del termine complessivo di 24 ore. Se ti rifiuti di farti foto-segnalare opponendo resistenza passiva – cioè senza usare violenza o minacce – commetti un reato che però non è grave e si chiama “rifiuto di indicazioni sulla propria identità”. Si tratta di un reato contravvenzionale, punito in modo molto lieve (con una multa fino a 206 euro) e tendenzialmente senza alcuna forma di reclusione (anche se la legge prevede la possibilità di essere arrestati per un periodo massimo di un mese). Per questo reato non è mai previsto l’arresto immediato. Se perciò le forze di polizia usano la forza (come afferrare il braccio o la mano, spingere, togliere indumenti, ecc.) per costringere una persona – che oppone resistenza passiva – a farsi identificare attraverso le impronte digitali, le foto e la raccolta di dati personali, le forze di polizia commettono i reati di violenza privata e lesioni personali (se ve ne sono). In più non sono mai permesse ispezioni corporali fatte contro la volontà delle persone né qualsiasi forma di tortura e/o lesioni fisiche o psicologiche. Ricorda però che se ti divincoli il tuo comportamento potrebbe essere considerato come “resistenza a pubblico ufficiale”. Secondo la Costituzione Italiana e la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo qualsiasi violenza fisica o morale nei confronti di persona sottoposta a provvedimenti restrittivi della sua libertà personale deve essere punita e sono vietati tutti i tipi di trattamento inumano o degradante. Dunque, in assenza di un’esplicita norma che lo autorizza, ogni uso della forza ai fini dell’effettuazione dei rilievi foto-dattiloscopici deve ritenersi vietato. Perciò l’ufficiale o agente di qualsiasi forza di polizia che usa la forza per costringere una persona che non si trovi in stato di arresto o di fermo, la quale oppone resistenza passiva ai rilievi fotodattiloscopici commette i reati di violenza privata e lesioni personali (ove cagionate). Chiunque assista o abbia notizia che sia stato commessa una identificazione forzata che viola le regole sopra descritte può segnalarlo alle forze dell’ordine o direttamente alla Procura della Repubblica.

I centri di accoglienza

Perchè ti trovi in uno dei centri di accoglienza? Quali sono? Quanto tempo resterai nel centro? Arrivati in Italia tutti i migranti (tranne quelli che non vengono intercettati dalle forze dell’ordine durante gli sbarchi o gli arrivi via terra o alcuni migranti in arrivo negli ultimi mesi dalla “rotta balcanica”) vengono inviati di solito in uno dei centri di prima accoglienza. I centri sono i seguenti:

  • Centri di primo soccorso e accoglienza (CPSA): sono centri dove i migranti vengono accolti subito dopo il loro arrivo in Italia. Di solito in questi centri avviene il fotosegnalamento (vedi paragrafo 3.1) e in alcuni casi si avvia la procedura di richiesta di asilo politico. Secondo la legge il 14 tempo di permanenza massimo dentro queste strutture deve essere di 3 giorni (72 ore). In Italia i CPSA al momento sono Lampedusa, Otranto (Lecce) e Pozzallo (Ragusa);
  • Centri di accoglienza straordinaria (CAS): sono un’altra tipologia di centro di prima accoglienza. Non ci sono informazioni e normative chiare sulla loro gestione, sugli enti che li hanno in affidamento e sui tempi di permanenza. Dovrebbero avere carattere temporaneo ma molti CAS in tutta Italia sono diventati centri di seconda accoglienza (e quindi in base ai momenti e ai luoghi in cui si trovano possono essere centri sia di prima che di seconda accoglienza);
  • Centri di accoglienza (CDA) e centri di accoglienza per richiedenti asilo (CARA): secondo il Ministero dell’Interno “i CDA garantiscono prima accoglienza allo straniero rintracciato sul territorio nazionale per il tempo necessario alla sua identificazione e all’accertamento sulla regolarità della sua permanenza in Italia. Lo straniero irregolare che richiede la protezione internazionale viene invece inviato nei centri di accoglienza per richiedenti asilo (CARA), per l’identificazione e l’avvio delle procedure relative alla protezione internazionale”. Secondo la legge la permanenza massima nei CDA deve essere di pochi giorni e nei CARA di 35 giorni. I centri (CDA e CARA) in Italia sono: Arcevia (Ancona), Castelnuovo di Porto (Roma), Borgo Mezzanone (Foggia), Palese (Bari), Restinco (Brindisi), Don Tonino Bello (Lecce), Località S.Anna (Crotone), Mineo (Catania), Pozzallo (Ragusa), Contrada Pian del Lago (Caltanissetta), Lampedusa, Salina Grande (Trapani), Elmas (Cagliari); a questi vanno aggiunti i CARA di Gradisca d’Isonzo (Gorizia) e Milano che erano usati in precedenza come CIE e che quindi presentano strutture e caratteristiche proprie dei centri di detenzione.

Oltre ai CAS anche i centri SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) sono dei centri di “seconda accoglienza” destinati ai richiedenti ed ai titolari di protezione internazionale. Vengono gestiti a livello territoriale dagli enti locali e dalle realtà del terzo settore e prevedono forme di accoglienza che garantiscono non solo vitto e alloggio ma anche attività di informazione, accompagnamento, assistenza ed orientamento sul territorio. I problemi legati al sistema di accoglienza fanno sì che la seconda accoglienza non sia tutta all’interno di questi centri (come previsto dalla normativa) ma sia principalmente gestita attraverso i CAS che offrono un’accoglienza peggiore rispetto ai centri SPRAR.

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